Martedì 16 luglio 2024
ore 21,00
Atrio Palazzo De Mari
Acquaviva delle Fonti
Mario Iannuzziello
Quartet in «End of May»
Quartet in «End of May»
Mario Iannuzziello contrabasso
Alberto Di Leone tromba
Attilio Sepe sax alto
Riccardo Marchese batteria
L’estate musicale della nostra Associazione prosegue con un grande talento pugliese del jazz, il trentaquattrenne contrabbassista barese Mario Iannuzziello, che presenta il suo recente disco d’esordio da bandleader «End of May» pubblicato nel catalogo Jazz & Contemporary dall’etichetta Workin’ Label (distribuzione I.r.d.) e sulle piattaforme digitali da Believe International. Ad accompagnarlo in questa presentazione una formazione composta da Alberto Di Leone (tromba), Attilio Sepe (sax alto) e Riccardo Marchese (batteria).
«End of May» arriva a nove anni dall'uscita del precedente lavoro «Post It», realizzato però in collaborazione con il sassofonista Max Ionata, e rappresenta un punto di svolta nella carriera di Iannuzziello, che in studio ha utilizzato un organico variabile composto da un sestetto jazz e un quartetto d’archi.
«L’intento ultimo è stato di pensare, scrivere e suonare musica per far convergere il mondo classico del primo Novecento e il jazz contemporaneo», spiega il musicista. «L’operazione alla base del progetto - prosegue - è la “decompartimentazione”, l’esigenza di non relegare approcci, tecniche di orchestrazione e improvvisazione ad un unico scenario, ma di ampliare il campo visivo della musica e sfruttare appieno le possibilità racchiuse in essa».
In «End of May» convivono, infatti, numerose forme di impasto timbrico e sonoro, dal solo al trio, dal duo al quintetto, sino ad una piccola orchestra composta da dieci elementi. Tuttavia, la necessità di un mutamento evolutivo sotto il profilo artistico non ha escluso, lungo le dieci tracce che compongono il progetto, di proporre musica scritta da altri, come «Single Soul» del trombettista Philip Dizack, «Humanity» del pianista Dado Moroni e il frammento tratto dall’«Adagio molto» del quartetto Op.43 di Robert Schumann che evolve nella traccia conclusiva «Urban Sketches».
«Per quanto riguarda la musica originale del disco - racconta Iannuzziello - questa ha in sé un senso di unitarietà ed una visione coerente dello spazio sonoro, in cui convivono creatività e scrittura senza tralasciare l’elemento di spontaneità e istintività che storicamente contraddistinguono il jazz in tutte le sue forme». Nulla è identico a sé stesso, in un accelerato processo di evoluzione e mutazione, il che è facilmente comprensibile dal senso di sviluppo che i musicisti apportano ai momenti di solismo. Ma talvolta, l’unico modo per ritrovare la strada sembra coincide col perdersi in momenti affidati all’improvvisazione totale, come in «San Menaio» o in «The Door Behind the Door», brano ispirato agli scritti del giornalista Tiziano Terzani.